Stasera dopo tanto tempo ho rivisto il "mio riccio". E' venuto in giardino sotto casa probabilmente per cercare qualcosa da mangiare, magari per i suoi figlioletti. Anzi, mi piace pensare che sia venuto a cercare per i figlioletti. Viene dal giardino della casa di fronte, attraversando la strada, e comincia ad esplorare il nostro giardino. Io lo osservo dalla finestra, e con molto affetto gli auguro di trovare quello che cerca. Cosi come tifo per lui quando torna a casa sua attraversando di nuovo la strada. Non so che effetto mi farebbe vederlo da vicino, oppure toccarlo.... una volta mi spaventavano i suoi aculei. Ora mi piace pensare che gli servano per tutelarsi, oltre che fisicamente, anche emotivamente da chi cerca di avvicinarglisi troppo per ferirlo. C'era un periodo, ma questo fa parte di un altra vita, in qui avrei voluto avere degli aculei proprio per potermi proteggere da chi poi mi ha ferito. Ma poi, io sarei stata capace di tirarli fuori al momento del bisogno? Chi lo sa? Di certo il non averli tirati fuori in quel momento mi ha aiutato ad ispessire la pelle, che non nuoce.
Ad ogni modo il riccio ci insegna a mantenere una giusta e sana distanza se non vogliamo farci pungere dagli aculei degli altri. Già, ogni uno ne ha di propri, e per i propri motivi. Per quello è importante imparare a dosare, come fanno i ricci quando sono abbastanza vicini evitando di pungersi. Forse questa giusta e sana distanza si chiama "Amore"? Amore per se stessi e per il prossimo.
Serena notte a chi ci legge, un abbraccio di luce (senza gli aculei!) e tanto amore! ;)
Vesna Djordjevic
Nessun commento:
Posta un commento